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Cessione del quinto dipendenti privati

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La cessione del quinto per i dipendenti privati è tra le soluzioni più pratiche per ottenere un finanziamento da rimborsare in massimo 10 anni con una rata trattenuta direttamente dallo stipendio.

Nel caso della cessione del quinto per i dipendenti privati la normativa si è evoluta nel tempo. Il prestito con cessione del quinto è stato introdotto nel 1950, ma fino al 2005 potevano richiederlo solo i dipendenti di un’amministrazione pubblica. La Finanziaria 2005 ha esteso questo diritto anche ai dipendenti, assunti con un contratto a tempo determinato o indeterminato. Vediamo come funziona la cessione del quinto ai dipendenti privati e quali sono i requisiti da rispettare.

Come funziona la cessione del quinto per i dipendenti privati

Attraverso la cessione del quinto per i dipendenti privati chi è assunto con un contratto di lavoro dipendente può ottenere un finanziamento da rimborsare tramite rate trattenute in busta paga.

Il principale vantaggio offerto da questo tipo di prestito è l’assenza di garanzie di terzi: bastano la busta paga e il TFR. Chi chiede il finanziamento non deve presentare garanti né fornire documenti ulteriori rispetto a quelli che certificano il rapporto di lavoro in corso.

Sono due gli elementi che vengono usati come garanzia del finanziamento:

  • il TFR che viene vincolato per tutta la durata del prestito a copertura del debito residuo. La parte vincolata è solo quella che corrisponde all’importo del debito contratto con l’istituto di credito;
  • la copertura assicurativa prevista dalla legge. La polizza copre il rischio vita e il rischio impiego. Nel determinare l’importo della polizza la compagnia tiene conto di quello che viene definito coefficiente assicurativo, vale a dire un parametro che valuta la solidità e l’affidabilità di un’impresa.

Sulla carta anche i neoassunti che non hanno accantonato TFR possono richiedere un prestito con cessione del quinto. In questo caso, però, il prestito risulterà più costoso per via del maggior costo della polizza assicurativa. L’esito della richiesta dipende comunque da alcune valutazioni fatte dalla banca o dalla finanziaria: di solito i prestiti con cessione del quinto vengono concessi a chi è impiegato in un’azienda con meno di 16 dipendenti solo se il dipendente ha maturato almeno 7 anni di anzianità lavorativa.

Il prestito può avere una durata compresa tra 2 e 10 anni. Per i lavoratori vicini al pensionamento si fa un’eccezione: in questo caso la durata del prestito non può superare l’età pensionabile. Un’altra eccezione sono i dipendenti assunti con contratto a tempo determinato, che possono richiedere un prestito solo fino alla scadenza del rapporto di lavoro.

La cessione del quinto per i dipendenti con contratto part-time

Anche chi è titolare di un contratto part-time può ricevere un prestito tramite cessione del quinto dello stipendio. Mentre per chi ha scelto un part-time orizzontale (riduzione dell’orario di lavoro giornaliero ma lavoro distribuito durante tutto l’anno) non ci sono particolari problemi, per chi ha scelto un part-time verticale (giornate di lavoro concentrate solo in alcuni giorni della settimana o in alcuni mesi dell’anno) potrebbe esserci qualche difficoltà in più.

La cessione del quinto per i dipendenti a tempo determinato

Il prestito con cessione del quinto dello stipendio è accessibile anche a chi è assunto con un contratto di lavoro a tempo determinato.

Per poter accedere a questa forma di finanziamento l’unico vincolo da rispettare riguarda la durata del prestito che non può essere superiore rispetto al periodo di lavoro ancora da svolgere. Se, ad esempio, il lavoratore è stato assunto con un contratto della durata di 3 anni e chiede un prestito dopo 1 anno dall’assunzione, la cessione del quinto può durare al massimo 2 anni.

I requisiti per la cessione del quinto ai dipendenti privati

Si può richiedere un prestito con cessione del quinto da rimborsare in un minimo di 2 anni e in un massimo di 10 anni. La rata è costante e il suo importo non può superare il 20% dello stipendio netto.

Al momento della richiesta bisogna consegnare alla banca o alla finanziaria:

  • un documento di identità;
  • il codice fiscale;
  • le ultime due buste paga;
  • il certificato di stipendio.

Il certificato di stipendio è un documento rilasciato dal datore di lavoro e contiene informazioni dettagliate sulla posizione lavorativa del dipendente. Tra le altre cose, riporta la data di assunzione, il ruolo, l’ammontare dello stipendio (lordo e netto) e il TRF accantonato.

Per ottenere un prestito con cessione del quinto i lavoratori dipendenti non devono prestare garanzie particolari. Il prestito viene coperto tramite:

  • la busta paga mensile;
  • il TFR;
  • la copertura assicurativa obbligatoria.

Il trattamento di fine rapporto viene congelato per tutta la durata del prestito e in caso di licenziamento o di dimissioni volontarie del lavoratore il creditore può rivalersi su questa somma per saldare il debito residuo. Chi ha in corso un prestito con cessione del quinto non può quindi chiedere l’anticipo integrale del TFR.

Il vincolo del TFR dura per tutta la durata del finanziamento e riguarda solo l’importo del debito residuo. Se, ad esempio, il lavoratore ha accantonato 25.000 euro di TFR e ha una cessione del quinto in corso per 15.000 euro, potrebbe richiedere al datore di lavoro l’anticipo dei restanti 10.000 euro.

Il coefficiente assicurativo

Uno dei parametri che vengono presi in considerazione dalle banche e dalle società finanziarie per il calcolo della somma da prestare è il cosiddetto coefficiente assicurativo.

Il coefficiente assicurativo è un valore assegnato al datore di lavoro ed esprime una valutazione sintetica della stabilità e della solidità della propria posizione lavorativa. In genere, il coefficiente assicurativo è più alto nelle aziende di grandi dimensioni e per i dipendenti assunti da più tempo, mentre è più basso se si ha una limitata anzianità lavorativa e/o si lavora in una PMI.

Il coefficiente assicurativo influenza sia l’importo che si può ottenere in prestito, sia il costo complessivo del prestito. L’ammontare del coefficiente viene usato infatti sia nel calcolo della somma che si può ottenere in prestito, sia nel calcolo della copertura assicurativa che assiste obbligatoriamente il prestito con cessione del quinto dello stipendio.

Alcuni istituti di credito calcolano l’importo massimo del prestito che si può chiedere moltiplicando l’importo del TFR lordo per il coefficiente assicurativo.

Il rinnovo della cessione del quinto

Se il debitore ha rimborsato almeno il 40% del prestito, la legge prevede la possibilità di chiedere il rinnovo della cessione del quinto. Tramite il rinnovo, in pratica, si cancella il vecchio prestito e se inizia uno nuovo, con una scadenza più lunga, di massimo 10 anni

Per effetto del rinnovo l’importo della rata rimane lo stesso (il limite è sempre il 20% dello stipendio netto), ma si allunga il periodo di rimborso e si ottiene nuova liquidità che si può usare come si vuole.

Chi ha richiesto un prestito con durata inferiore a 5 anni può chiedere il rinnovo anche solo dopo un anno dall’inizio del periodo di rimborso, a patto che il nuovo prestito abbia durata decennale.

La delegazione di pagamento

La delegazione di pagamento, o delega di pagamento, è conosciuta anche come cessione del doppio quinto. Si tratta di un prestito personale che si affianca al prestito con cessione del quinto e viene rimborsato con le stesse modalità, cioè con una trattenuta diretta della rata sulla busta paga del lavoratore.

Si parla di cessione del doppio quinto perché, come avviene nel caso dei prestiti con cessione del quinto, la rata trattenuta può essere pari al massimo a un quinto della retribuzione netta. Si può richiedere la delegazione di pagamento solo se il totale delle trattenute in busta paga è meno del 50% dello stipendio netto e se il datore di lavoro dà il proprio consenso all’operazione.

Mentre la cessione del quinto è considerata un diritto del dipendente, la delegazione di pagamento è soggetta a maggiori vincoli. Nella pratica questo significa che il datore di lavoro che riceve la comunicazione della richiesta di cessione del quinto dello stipendio da parte di un suo dipendente è tenuto a trattenere le rate dalla retribuzione mensile e a versarle al creditore, mentre deve dare il proprio parere positivo prima di autorizzare la concessione del prestito con cessione del doppio quinto.

I vantaggi della cessione del quinto a dipendenti privati

La cessione del quinto per i dipendenti privati è una forma veloce e conveniente di accedere al credito. La convenienza è dovuta principalmente al fatto che il tasso di interesse applicato al prestito è più basso rispetto a quello di mercato.

Il fatto che la rata venga trattenuta e versata direttamente dal datore di lavoro permette sia di mantenere basso il tasso di interesse sia di rendere il finanziamento accessibile a tutti, anche a chi è considerato un cattivo pagatore o ha subito un protesto.

I tempi per l’erogazione del prestito sono ridotti: in pochi giorni dalla richiesta l’istituto di credito dà il via libera al prestito. Una volta ricevuto il finanziamento si può usare il denaro liberamente, senza dover spiegare alla banca come sono stati spesi i soldi.

Se c’è bisogno di altra liquidità e se è trascorso un tempo minimo dalla richiesta si può richiedere il rinnovo del prestito e ottenere altro denaro.

La cessione del quinto può essere usata anche come soluzione per consolidare i propri prestiti in corso. Se si stanno già pagando delle rate per finanziamenti o per acquisti di beni, si può chiedere il consolidamento con cessione del quinto. In pratica, si estinguono tutti i prestiti in corso e si dà inizio a un nuovo prestito, da rimborsare con una rata che arriva al massimo al 20% dello stipendio netto mensile.

Tramite il consolidamento con cessione del quinto si ottiene una rata più bassa rispetto alla somma delle rate pagate in precedenza e si può richiedere anche un po’ di liquidità da usare per le proprie spese.

In qualsiasi momento si può estinguere anticipatamente il finanziamento, rimborsando il debito residuo, le spese e la quota scontata degli interessi.